Un Papa che divide? Un Papa è criticabile?
Dagli Amici di Libertà e Persona.
"Il card. Newman doveva essere beatificato cento anni prima..."
"Indubbiamente ci sono azioni di papi alle quali nessuno amerebbe aver avuto parte", scriveva, e aggiungeva che la Chiesa docente non è sempre stata, nella storia, «lo strumento più attivo dell’infallibilità: vedi il caso della crisi ariana ».
E ancora: “Fu forse Pietro infallibile, quando ad Antiochia Paolo gli si oppose a viso aperto?
O fu infallibile san Vittore allorchè separò dalla sua comunione le chiese dell’Asia, o Liberio quando, egualmente, scomunicò sant’Atanasio?…“
"Indubbiamente ci sono azioni di papi alle quali nessuno amerebbe aver avuto parte", scriveva, e aggiungeva che la Chiesa docente non è sempre stata, nella storia, «lo strumento più attivo dell’infallibilità: vedi il caso della crisi ariana ».
E ancora: “Fu forse Pietro infallibile, quando ad Antiochia Paolo gli si oppose a viso aperto?
O fu infallibile san Vittore allorchè separò dalla sua comunione le chiese dell’Asia, o Liberio quando, egualmente, scomunicò sant’Atanasio?…“
L
Un papa che divide? Un papa è criticabile?
Libertà e Persona
La prudenza è una virtù cristiana, e impone di soppesare i giudizi, soprattutto se riferiti ad un pontefice.
Ma nessun pontefice è, in quanto tale, immune dal giudizio.
Perchè
nessun pontefice gode di un potere suo, autocratico, essendo Egli un
vicario cui è stato affidato un depositum fidei, cioè qualcosa che già
esiste, che può essere sviluppato e compreso meglio, ma mai mutato.
Il beato cardinal J. H. Newman ci ha insegnato, tra gli altri, l’importanza di ascoltare la
propria coscienza, se rettamente formata (“brindo prima alla Coscienza, poi al Papa“) e nello stesso tempo ci ha ricordato, proprio commentando il dogma dell’infallibilità pontificia, quanto essa sia limitata a determinate azioni e circostanze. “Indubbiamente ci sono azioni di papi alle quali nessuno amerebbe aver avuto parte“, scriveva, e aggiungeva che la Chiesa docente non è sempre stata, nella storia, “lo strumento più attivo dell’infallibilità: vedi il caso della crisi ariana“.
propria coscienza, se rettamente formata (“brindo prima alla Coscienza, poi al Papa“) e nello stesso tempo ci ha ricordato, proprio commentando il dogma dell’infallibilità pontificia, quanto essa sia limitata a determinate azioni e circostanze. “Indubbiamente ci sono azioni di papi alle quali nessuno amerebbe aver avuto parte“, scriveva, e aggiungeva che la Chiesa docente non è sempre stata, nella storia, “lo strumento più attivo dell’infallibilità: vedi il caso della crisi ariana“.
E ancora: “Fu
forse Pietro infallibile, quando ad Antiochia Paolo gli si oppose a
viso aperto? O fu infallibile san Vittore allorchè separò dalla sua
comunione le chiese dell’Asia, o Liberio quando, egualmente, scomunicò
sant’Atanasio?…“.
Argomentando
in questo modo, Newman ricordava di non dire nulla di nuovo, e citava
illustri teologi come il cardinal Torquemada o san Bellarmino.
Per il primo “se
il papa ordinasse qualcosa contro la Sacra Scrittura, gli articoli di
fede, la verità dei sacramenti, i comandamenti della legge naturale o
divina, egli non deve essere obbedito e non bisogna curarsi dei suoi
ordini“; per il secondo “per resistere e per difendere se stessi
non è richiesta alcuna autorità… quindi come è lecito resistere al papa
se assale una persona, è altrettanto lecito resistergli se assale le
anime… e tanto più se tenta di distruggere la Chiesa.
E’ lecito resistergli, affermo, col non fare quello che comanda e impedendo l’esecuzione dei suoi progetti” (cit. in J. H. Newman, Lettera al duca di Norfolk).
Infine
Newman ricordava l’importanza dei laici, nella storia della Chiesa, per
mantenere salda la nave di Pietro in varie circostanze della storia.
Ebbene,
accade che oggi, mentre si fa un gran parlare di laici e del loro
ruolo; mentre si elogiano Lutero (che considerò il papato un’
istituzione diabolica da abbattere); mentre si predica il decentramento
da Roma; mentre si parla ad ogni piè sospinto di collegialità e
sinodalità… sembra sia divenuto impossibile ogni dibattito interno alla
Chiesa.
Chi
osa bisbigliare le sue perplessità di fronte a determinate azioni (come
l’elogio fatto da Francesco verso Napolitano, Bonino e Pannella) o a
determinate dichiarazioni dottrinali, diventa automaticamente un
reprobo, uno scismatico, un nemico del papa.
Amici
della Chiesa e del papa divengono Lutero, Pannella, Scalfari… e nemici
divengono cardinali tenuti sino a ieri, dai due papi precedenti, in
grandissima considerazione.
Il coraggio di parlare lo hanno ormai solo alcuni laici, in specie vaticanisti come Tosatti, Valli, Socci, Magister…
Intorno
a Francesco, come una guardia pretoriana, sta, non di rado, chi sino a
ieri sminuiva e combatteva il magistero di Pio XII, Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI.
Spira
così, come non mai, nella Chiesa, un’aria cupa; un trionfalismo vuoto;
una retorica alimentata dai grandi quotidiani laicisti, cui non
corrisponde nessun “effetto Bergoglio”: non più confessioni (di
prima), non più persone nelle chiese, non più vocazioni…come alcuni
turiferari hanno cercato di far intendere, ormai due anni orsono.
Solo,
una grande confusione, un grande sconcerto, di fronte ad un pontefice
che parla molto di politica (Trump, Pannella, vicende argentine,
immigrazione…), ma mai quando le leggi toccano la famiglia e la vita;
che parla molto di poveri, ma è vezzeggiato dai giornali della ricca
borghesia; che accoglie i Benigni, i Di Caprio, gli Scalfari… ma nega
udienza a sacerdoti e fondatori che la implorano da anni…
Confusione, e divisione.
Alimentata
da scelte centraliste; da nomine decise saltando le Congregazioni; da
affermazioni sovente molto acide, contro suore “zitelle”, preti mondani, cattolici “duri di cuore”; da un insegnamento, che nella sostanza è questo: “Nella Chiesa tutti sbagliano..tranne me…. Nella Chiesa, io ho scoperto la misericordia, la tenerezza...Prima di me, il niente“.
Tanto che vi è chi parla ormai non di “Chiesa cattolica”, o di “Chiesa di Cristo”, ma, enfaticamente, di “Chiesa di Francesco”!
Prendiamo le ultime dichiarazioni del pontefice in una delle innumerevoli interviste a ruota libera, che hanno ormai inflazionato la sua figura.
Ecco la domanda dell’intervistatore: “Qual è il suo rapporto con gli ultraconservatori della Chiesa?”.
Prendiamo le ultime dichiarazioni del pontefice in una delle innumerevoli interviste a ruota libera, che hanno ormai inflazionato la sua figura.
Ecco la domanda dell’intervistatore: “Qual è il suo rapporto con gli ultraconservatori della Chiesa?”.
A questa domanda “si poteva rispondere in molti modi, anche diplomaticamente parlando”.
Si
poteva anzitutto smorzare la polemica insita nella definzione “ultra
conservatori”, che altro non fa che dividere, nella Chiesa, tra “buoni” e “cattivi”.
Invece, Francesco, ha risposto con durezza: «Fanno il loro lavoro e io faccio il mio.
Voglio
una Chiesa aperta, comprensiva, che accompagni le famiglie ferite. Loro
dicono di no a tutto. Io continuo il mio cammino senza guardare di
lato.
Non taglio teste.
Non mi è mai piaciuto farlo.
Glielo ripeto: rifiuto il conflitto. I chiodi si tolgono facendo pressione verso l’alto.
O li si mette a riposare, di lato, quando arriva l’età della pensione».
Chi sarebbero gli ultraconservatori?
Semplice
fare i nomi: i cardinali che non hanno condiviso nè il metodo
(l’imposizione) nè il merito di alcuni passi di Amoris laetitia: i
cardinali Pell, Mueller, Caffarra, Burke… i padri sinodali americani,
molti dei padri africani e dell’est…
Può un capo parlare con tale durezza dei suoi cardinali, cui spetta, per compito, quello di consigliare il papa?
Può deriderli pubblicamente e considerarli dei “ferri vecchi”?
Può per mesi definirsi solo “vescovo di Roma”,
scrivere a Kung che si può mettere in dubbio il primato petrino,
pianificare gite per ricordare colui che distrusse il papato e la Chiesa
nel nord Europa, salvo poi dichiarare, quando vuole si vuole decidere
qualcosa contro una maggioranza (vedi Sinodo), che tutto va fatto “cum Petro e sub Petro”?
E quel “loro dicono sempre no“, a cosa si riferisce?
Questi
cardinali dicono no ad aborto, divorzio, matrimoni gay…e così facendo
non dicono nulla di nuovo, nulla di strano, solo ribadiscono ciò che la
Chiesa e tutti i papi hanno sempre insegnato.
Su
dieci comandamenti, 8 contengono un “no”, e la Chiesa ha sempre
insegnato che questo no, è, in verità, per un sì: un sì al vero amore.
Per
misurare la distanza tra questo modo di parlare e quello di Benedetto,
si possono notare due cose: mai Benedetto avrebbe usato espresioni così
dure verso i cardinali progressisti, che lo avversavano (e che lui mai
ha messo da parte, come invece ha fatto Francesco con Burke ed altri);
mai avrebbe alimentato la retorica laicista secondo cui coloro che
difendono la dottrina, “dottori della legge” duri di cuore, sarebbero persone che “dicono di no a tutto“.
Proprio
Benedetto, nella Caritas in veritate, spiegava che chi vede nei no
della Chiesa dei semplici divieti, non ha compreso la morale del
Vangelo.
Iniziava così, Benedetto:
“…Con ciò il filosofo tedesco esprimeva una percezione molto diffusa:
la Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la
cosa più bella della vita?
Non
innalza forse cartelli di divieto proprio là dove la gioia, predisposta
per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare
qualcosa del Divino?
Ma è veramente così?...”
E
Giovanni Paolo II? Evangelium vitae, Familiaris consortio ecc… dicono
cose diverse da quelle che dice Francesco, con un linguaggio diverso.
Se
dei papi si contraddicono, se Francesco dichiara pubblicamente che dopo
il Sinodo sulla famiglia le cose sono “cambiate”, possono dei laici
interrogarsi, discutere, cercare di capire, se necessario obiettare?
Possono e devono.
Fonte : Libertà e Persona

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